Ero seduto nel parco, osservando uccellini svolazzare. Accanto a me, una coppia di fidanzati che si baciavano, bambini che giocavano ed una donna bionda sui venticinque anni che stava leggendo un libro. Dava l’idea d’essere completamente assorta nella storia tanto che, ogni volta che la fissavo, non distoglieva mai lo sguardo dalla pagina. Per un attimo pensai di avvicinarmi a lei per chiederle che libro stesse leggendo, ma mi mancó il coraggio.
Continuai a girovagare nel parco osservando gli uccellini svolazzare fino a che una ragazzina che pareva aver sui 16 anni, magra e dallo sguardo molto vivace, si avvicinò a me sorridendomi. Mi diede un bacio sulla guancia, mi abbracciò e disse ‘ ti voglio bene nonno!’. La fissai confuso e tentando di ricordare chi fosse, ma, nonostante gli sforzi, non riuscivo e finii con il fingere di conoscerla.
Non avevo idea di come si chiamasse e mi limitai ad improvvisare dicendole ‘ anche io ti voglio bene nipote mia cara!’. La ragazzina parve non accorgersi della mia confusione a tal punto da invitarmi a fare ritorno a casa con lei. Feci un cenno con il capo per acconsentire. Tutto ciò̀ mi spinse a pensare che fossi preda di una di quelle sporadiche lacune mentali che colpiscono gli anziani con l’avanzare dell’età̀ e che a breve avrei ricordato tutto.
Fu un tragitto di una ventina di minuti nel quale la ragazzina mi confidò d’essere innamorata di un ragazzo e d’esserne anche ricambiata. Parlava talmente tanto, da non darmi nemmeno modo di risponderle e, a dirla tutta, ne fui sollevato! Ero talmente assorto nei miei pensieri da non riuscire a seguire tutto ciò̀ che stava dicendo. Io stavo provando a ricordare qualcosa domandandomi cose del tipo: chi fosse, chi fossi io e dove saremo andati.
Alla fine del tragitto mi ritrovai di fronte ad una casa di due piani, molto bella e con un giardino talmente grande da far apparire tutto così ostentato da non lasciar posto alla modestia.
Tra me e me pensai ‘Devo proprio essere un uomo ricco!’
Finalmente entrammo in casa e ad aspettarmi trovai un gruppo di persone che prontamente mi urlarono emozionate ‘sorpresa!’. Avevano preparato tutto: dal poster affisso al muro con su scritto ‘ Buon compleanno! 86!’, ai palloncini che svolazzavano ovunque, agli snack con tanto di torta che imbandivano la tavola.
Aleggiava un clima fatto di risate e sguardi pieni di tenerezza.
Chiusi gli occhi un attimo, sperando che tutto ciò̀ mi avrebbe aiutato a ricordare qualcosa però non ci riuscii e anzi, cominciai a farmi più̀ domande: “Quale era il mio nome?” “Che cosa mi stava accadendo?” e “Chi era tutta quella gente?”, ma non volevo deluderli e sorrisi dicendo: “Grazie mille, davvero non me l’aspettavo!”. Continuarono a rivolgermi sguardi compassionevoli, e uno ad uno mi abbracciarono e mi riempirono di regali.
Non moriva in me la speranza che prima o poi avrei ricordato tutto e che fosse solo un brutto sogno dal quale in poche ore mi sarei svegliato, ma invece la realtà̀ era che ero già̀ sveglio.
Passammo alla sala da pranzo per godere della tavola imbandita che, a quel punto, supposi fosse per il mio compleanno. Mi sentivo impotente, fragile come un cristallo e scorsi finalmente uno specchio in cui mi vidi. Ero vecchio: i capelli bianchi, la pelle rugosa, gli occhi tristi e la mia mente era completamente vuota!
“Ma perché́ mai non riesco a ricordare nulla? Cazzo!” mi dissi.
Mentre cercavo di ricordare, i partecipanti continuavano a scherzare, a ridere fra loro e non sembrava affatto che si fossero accorti che in me c’era qualcosa di insolito.
La ragazzina, colei che mi aveva condotto fin lì, sembrava l’unica davvero interessata a me ed anche un altro ragazzo mi guardava con una solita compassione di tanto in tanto.
A parte la bella accoglienza, nessuno mi rivolgeva molte parole e fu allora che pensai che dovevo essere una persona molto seria e che, forse, tutti erano abituati al mio silenzio.
Per un attimo mi sfiorò l’idea che in realtà̀ quel gruppo di persone stesse solo facendo finta di volermi bene e mi risultò chiaro che dovevo essere davvero un uomo ricco e tutta quella festa fosse solo un mezzo per arrivare alla mia fortuna, dopo la mia morte. La solitudine prese il sopravvento.
“Non gli importo io! Gli importa solo la mia fortuna!” pensai e mi alzai da tavola senza nemmeno finire il dessert. Non proferii parola, e loro? Continuarono a ridere e scherzare!
Era chiaro che per loro ero invisibile, un uomo senza valore!
Così entrai in una stanza, che a mio parere era uno studio, presi un foglio e una penna per scrivere una nota.
“Nel parco avevo un`identità̀ ed ora non so chi sono! Cosa faccio qui? Non sono nessuno! Solo un uomo senza nome in mezzo a tanta gente falsa che finge di volermi bene per poi arrivare al mio patrimonio, da morto! Sicuramente staranno contando i giorni che mi restano fino alla mia morte! Preferisco morire invece di vivere la mia vita con persone false come voi! Andate al diavolo! Sappiate che è stato quel bastardo dell’Alzheimer ad aver rubato i miei ricordi, ecco la causa della mia mente vuota!”
Dopo aver finito di scrivere quella nota, lasciai per sempre quel mondo dove oggi sai chi sei, ma magari domani no.

Brenda Beltran

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