Tonya Harding, protagonista di uno dei più grandi scandali sportivi nel 1994.

Il 29 Marzo era presente, prima in America e poi anche in Italia, una produzione cinematografica dal genere drammatico e biografico.

Il film di Gillespie, infatti, ripercorre la vita dai quattro ai quarantaquattro anni di questa ragazza che, sebbene sofferente e poco amata soprattutto dai giudici che non la ritenevano all’altezza di un modello da proporre, è stata una grande pattinatrice. Più che per le sue qualità sportive, Tonya viene ricordata per l’aggressione nei confronti di Nancy Kerrigan (una sua avversaria), avvenuta dopo un allenamento.

Questo film, ambientato in America, ha portato alla vittoria l’attrice Allison Janney come miglior attrice non protagonista. Tonya è stata la prima atleta americana a distinguersi durante i campionati nazionali statunitensi del 1991, per l’esecuzione perfetta di un triplo Axel in una competizione ufficiale.

Non ha avuto un’infanzia facile e crescendo le cose non sono migliorate. Tonya non è una pattinatrice classica, bensì un’atleta piena di grinta e coraggiosa, costretta a vivere in una famiglia disastrata.

Il film vuole denunciare tutte quelle persone che, nascondendosi dietro delle maschere, si preoccupano soltanto dell’apparenza. La società, dunque, doveva assicurarsi che tutta la popolazione rispettasse quelle dinamiche e quei canoni che rendessero una comunità “sana”.

E’ stato per quello che Tonya, una ribelle che fuma, insulta i giudici durante la gara non appartiene ad un ceto sociale dignitoso, dovrà lottare per far valere i propri diritti e le proprie capacità. Dovrà combattere contro quella società che tanto le ha tolto, in cui l’immagine è tutto, e di conseguenza il talento passa in secondo piano.

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